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Industrie d'armi e credito l'altolà dei vescovi della CEI

Non un singolo euro a chi produce armi. Non un euro alle banche che supportano tali aziende, a meno che non adottino policy rigorose e trasparenti. Se a dirlo sono i vescovi, gli operatori del settore farebbero bene ad ascoltare: l’indicazione, molto precisa, è arrivata con le recentissime “Linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili” della Cei. La conferenza episcopale chiede a tutti gli enti religiosi e agli investitori in genere di «rinunciare ad investire direttamente o indirettamente (tramite fondi) in aziende attive nella produzione e sia di armi convenzionali che di armi non convenzionali (come armi biologiche e chimiche, armi nucleari, armi di distruzione di massa, mine antiuomo, armi autonome)». La deroga è prevista solo «verso casi specifici e limitati di finalità di difesa, sulla base del principio di responsabilità». Per quanto riguarda le banche che «concludono operazioni di finanziamento ad aziende del settore della difesa, sarà essenziale che queste operino secondo criteri rigorosi, ben documentati e di trasparenza al pubblico. Inoltre, tali istituti devono adottare appropriate policy etiche interne e organi di controllo che ne garantiscono l’implementazione».

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